Questa guida si prefigge lo scopo di illustrare il processo d'installazione della distribuzione "ARCH Linux" su piattaforme x86. Completeremo il tutto con il desktop manager LXDE, particolarmente leggero e prestante.
In base al supporto che abbiamo deciso di utilizzare per effettuare l'installazione della distribuzione, dobbiamo tener conto di qualche accorgimento.
Alcuni BIOS, per poter riconoscere ed avere accesso alla chiavetta USB e permettere a quest'ultima di effettuare il boot, devono avere a disposizione il dispositivo già inserito prima dell'accensione della macchina. Così facendo, all'interno del BIOS e precisamente nella sezione dove è possibile configurare gli hard-disk, sarà poi possibile trovare la voce corrispondente al nostro dispositivo USB. Questo dispositivo, deve essere impostato con priorità più alta rispetto agli hard-disk se intendiamo procedere con l'installazione tramite questo supporto.
A questo punto, accediamo al BIOS del nostro computer e portiamoci nella sezione all'interno della quale abbiamo la possibilità di scegliere le priorità dei dispositivi di boot. Impostiamo tale sezione dando la priorità maggiore al supporto da utilizzare; nel nostro caso, nel corso di questa guida, procederemo con l'installazione tramite CD-ROM (o DVD).
Avviamo ora il nostro PC ed al prompt che apparirà selezioniamo la voce "Avvia Arch live".
Non appena terminata la fase di boot, ci troveremo al login; a questo punto digitiamo:
# root [INVIO]
Una volta logati nel sistema, scriviamo:
# km [INVIO]
Ciò ci permetterà di impostare il corretto layout di tastiera. Nel nostro caso, la mappatura che ci occorre, sarà quella italiana.
Nella successiva schermata, decidiamo di non scegliere i font, in quanto normalmente vanno bene quelli proposti di default, selezionando la voce skip, confermando con [INVIO].
Riottenuta la console, utilizzeremo il programma fdisk per partizionare il nostro hard-disk.
Considerando che i dischi vengono riconosciuti come /dev/sdx (dove x stabilisce il posizionamento dell'hard-disk in base alla configurazione del nostro sistema), possiamo digitare:
# fdisk /dev/sdx [INVIO]
A questo punto, andiamo a crearci una partizione di swap ed una partizione che ospiterà il nostro sistema che, nel caso ci si attenesse strettamente alla procedura illustrata in questa guida, non dovrà essere più piccola di 5GB per poter comodamente contenere tutto il necessario. Procediamo quindi con:
Comando (m per richiamare la guida): n [INVIO]
... per indicare ad fdisk che intendiamo creare una nuova partizione.
Azione comando
e estesa
p partizione primaria (1-4)
p
[INVIO]
... per indicare ad fdisk che intendiamo creare una partizione primaria
Numero della partizione (1-4): 1 [INVIO]
... per assegnarli una priorità/ordine.
Primo cilindro (1-xxx, predefinito 1): [INVIO]
... per raffinare ancora di più il processo di partizionamento nel caso volessimo indicargli l'esatto cilindro dal quale iniziare; nel nostro caso il primo disponibile andrà benissimo. Dopodichè:
Last cilindro, +cilindri or +size(K,M,G) (1-xxx, default xxx): +512M [INVIO]
I dati precedentemente immessi altro non faranno che indicare ad fdisk la dimensione che intendiamo dare alla partizione di swap; chiaramente, il valore (che nel nostro caso è di 512MB) varierà in base a quanto decidiamo che debba essere grande tale partizione.
Di seguito procediamo scrivendo:
Comando (m per richiamare la guida): t [INVIO]
... ciò indicherà ad fdisk che intendiamo cambiare tipo di filesystem per questa partizione.
Numero della partizione (1-4): 1 [INVIO]
... scegliamo la partizione se gia nè abbiamo altre.
Codice esadecimale (digitare L per elencare i codici): 82 [INVIO]
... impostiamo la partizione creata come filesystem di swap.
Una volta assimilate le nozioni per poter creare nuove partizioni e definire i filesystem che vogliamo usare, possiamo procedere tranquillamente col creare la partizione che ospiterà il nostro sistema Arch effettuando gli stessi passi visti sinora; naturalmente dovremo indicare ad fdisk che si tratta della seconda partizione e le dovremo quindi dare il giusto valore della dimensione.
Quest'ultima partizione deve essere avviabile. Per fare ciò, una volta creata ed impostata col filesystem che riteniamo più opportuno (83 - linux) digitiamo:
Comando (m per richiamare la guida): a [INVIO]
... per indicare ad fdisk che intendiamo rendere avviabile una partizione.
Numero della partizione (1-4): 2 [INVIO]
... per impostare come avviabile la seconda partizione (ricordo che la prima creata era quella di swap).
Comando (m per richiamare la guida): p [INVIO]
... controlliamo il risultato del lavoro svolto. Se non abbiamo già una partizione dedicata alla home o ad un archivio con i nostri dati, la creiamo ora, quindi ripercorriamo i passi necessari a creare una nuova partizione che diventerà la nostra /home.
Possiamo ora salvare il lavoro fatto ed uscire da fdisk scrivendo:
Comando (m per richiamare la guida): w [INVIO]
Facciamo a questo punto un reboot del sistema per permettergli di rileggere la tabella delle partizioni.
Al boot eseguiamo gli stessi passi che ci hanno portato fin qui (rieffettuando il login e reimpostando la tastiera italiana) ed andiamo avanti.
A questo punto possiamo procedere con l'installazione impartendo il comando:
# /arch/setup [INVIO]
Il menu che ci apparirà è un menu sequenziale che andremo quindi ad eseguire a partire dalla prima voce.
Inizialmente ci verrà chiesto da dove eseguire l'installazione, se via rete, da CD-ROM/DVD o da altro supporto. Se avete una connessione Internet attiva e sufficientemente veloce (di almeno 3 Mbit) procedete con un'installazione via rete (TFP o HTTP) in modo da avere già il sistema di base aggiornato. Se al contrario, non disponiamo di una connessione all'altezza, optiamo per un'installazione da CD-ROM (o USB) che risulterà molto più rapida; consideriamo però, in quest'ultimo caso, che dovremo comunque dispoorre più avanti di una connessione Internet per poter aggiornare il sistema e portare a termine l'installazione di seguito descritta. Tenendo conto che installeremo da CD-ROM, verremo avvertiti che, se abbiamo già a disposizione un nostro archivio di pacchetti, possiamo montarlo manualmente.
Passiamo ora a selezionare la nazione in cui ci troviamo ed il relativo fuso orario impostando la data e l'ora del sistema indicando all'installer se, dal bios, l' orologio hardware del pc è definito secondo il meridiano di Greenwich (UTC) o secondo l'orario locale (local).
In questa fase dell'installazione, andiamo a scegliere la terza voce disponibile a video. Ciò ci darà la possibilità di indicare manualmente i dispositivi a blocchi, i filesystem ed i mount point. In accordo con quanto effettuato precedentemente con fdisk, selezioneremo /dev/sda1 creandoci un filesystem che abbiamo stabilito in precedenza essere quello di swap; senza aggiungere ulteriori opzioni, andiamo oltre.
Scegliamo ora la partizione /dev/sda2 creandoci un filesystem, selezioniamo reiserfs e, di seguito, indichiamo all'installer che tale partizione sarà la nostra / (root) e senza aggiungere ulteriori opzioni andiamo avanti.
Infine selezioniamo /dev/sda3 (se in precedenza abbiamo deciso di crearla). Se la partizione già esisteva e contiene dei dati che non volgiamo perdere non ricreiamo il filesystem e non riformattiamola ma assegnamole semplicemente un mountpoint; se invece quest'ultima è di nuova creazione, andiamo a ricrearci il filesystem in reiserfs ed indichiamogli di montarla come /home, oppure scegliamo un punto di montaggio a piacere (ad esempio /mnt/archivio) ed aggiungiamo parametri extra se necessari.
A questo punto dovremmo aver terminato, per cui, selezioniamo la voce DONE.
N.B.: L'installer ci avvertirà che non abbiamo riservato al sistema alcuna partizione separata per il boot ma, consapevoli di ciò, ignoriamo l'avvertimento e procediamo. Verranno quindi creati i filesystem e poi verranno montati. Torniamo al menù principale.
A questo punto della nostra installazione, dovremo scegliere i pacchetti che vogliamo installare nel sistema base. La raccomandazione è quella di selezionare tutti i pacchetti (si tratta di soli 350Mb); selezioniamo sia i pacchetti base che quelli per lo sviluppo; facciamo attenzione a non lasciare soltanto quelli di default ma scorriamo la lista e selezioniamoli tutti. Se siete consapevoli di ciò che state facendo potete deselezionare i pacchetti che conoscete bene, ma attenzione: se si toglie qualcosa di troppo il sistema non sarà più in grado di trovare tutte le dipendenze necessarie e, conseguentemente, perderemo tempo per capire cosa non va. Inoltre, se un pacchetto è presente dopo l'installazione, quando andremo ad aggiornare il sistema, anch'esso verrà aggiornato, quindi, ci farà comodo la sua presenza sin dall'inizio.
Selezioniamo quindi OK e la copia dei pacchetti prescelti inizierà. Verso la fine del processo ci verrà chiesta un'altra conferma, scegliamo di nuovo OK per andare avanti e, in meno di 5 minuti (se stiamo usando il CD-ROM), la copia sarà ultimata. La velocità di copia ed installazione dei pacchetti è strettamante correlata al tipo di supporto usato.
Qui ci verrà chiesto con quale programma editare i file di configurazione del sistema; scelgliamo l'editor che più ci aggrada (nel corso di questa guida utilizzeremo nano) ed iniziamo a configurare una parte del sistema.
L' rc.conf è il file che viene eseguito all'avvio della macchina. Da qui, possiamo già iniziare ad impostare alcuni parametri importanti.
Nello specifico, andiamo a modificare le seguenti voci:
LOCALE="it_IT@euro" HOSTNAME="nome_che_abbiamo_scelto_per_la_macchina"
Di default, la rete è configurata per sfruttare un server dhcp. Se non serve al caso nostro, possiamo sempre cambiare tale impostazione definendo un indirizzo IP statico procedendo come segue, togliendo il commento dalla riga di esempio o riscriviamola in questi termini:
ETH0="eth0 192.168.1.48 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"
Andiamo quindi a commentare la dicitura ETH0="dhcp" per disinserire il dhcp. Modifichiamo poi la voce interface aggiungendovi il servizio di loopback:
INTERFACE=(lo eth0)
A questo punto, se disponiamo di un indirizzo di gateway, inseriamolo nella riga successiva e cancelliamo il punto esclamativo per abilitarlo:
gateway="default gw 192.168.1.1" ROUTES=(gateway)
Al momento, possiamo fermarci qui. In seguito il file verrà rivisto, soprattutto per aggiungere all'avvio i nuovi demoni e servizi che installeremo. Salviamo quindi il lavoro svolto ([CTRL] + [X] poi [y] per confermare e infine [INVIO] per salvarlo con il suo stesso nome) ed usciamo dall'editor.
Andiamo ora a controllare il file /etc/fstab. Editiamolo e, se nei precedenti passi abbiamo istruito correttamente l'installer, ci ritroveremo a dover decommentare solo la linea che riguarda il CD-ROM/DVD-ROM.
Controlliamo ed apportiamo le opportune modifiche se necessario e passiamo oltre.
E' ora il turno del file di configurazione di initramfs: è il sistema che genera le immagini per l'avvio; non modifichiamo nulla e passiamo oltre.
La prossima voce che incontriamo è modprobe.conf; lasciamo anche questo campo vuoto (a meno di non sapere già da adesso di quali moduli extra potremmo aver bisogno o se il sistema li caricherà autonomamente).
Passiamo adesso al file resolv.conf. Qui dovremo andare a riportare gli indirizzi dei nostri server DNS (se abbiamo optato per una configurazione statica) seguendo l'esempio riportato di seguito:
search lab nameserver 212.216.172.222 nameserver 212.216.112.112
La riga "search" con il rispettivo nome di dominio va aggiunta soltanto nel caso se ne abbia uno.
Nel file hosts, dove possiamo specificare i nomi degli hosts appartenenti all nostra rete (se ne abbiamo) eventualmente seguiti da un alias. Ad esempio:
# Per il loopback 127.0.0.1 localhost # Per la macchina locale 192.168.1.48 a1000.lab a1000 # Per le macchine remote 192.168.1.101 n1.lab n1 192.168.1.102 n2.lab n2 192.168.1.103 n3.lab n3
Editiamo ora il file hosts.deny: qui ci viene data la possibilità di specificare se negare l'accesso a qualsiasi host esterno alla nostra LAN o meno. Per default è presente una regola che nega l'accesso a tutto e tutti; se la nostra intenzione è quella di non avvalerci di tale restrizione, la commentiamo. Se invece stabiliamo di lasciarla inserita, dovremo, al prossimo passaggio, inserire all'interno del file hosts.allow le regole per far si che alcuni host e/o servizi possano fare eccezione alla negazione di accesso determinata da hosts.deny. Ad esempio, potremo scriverci qualcosa simile a quanto di seguito riportato:
tftpd: ALL intftpd: ALL #(per consentire la connessione ad host che usano il tftp) ALL: ALL #(per consentire l'accesso a tutto e tutti) sshd: 192.168.1.50/255.255.255.0 #(per dare la possibilità di usare ssh ad un host in particolare) sshd: 192.168.0.0/255.255.255.0 #(per abilitare l'uso di ssh ad un'intera sottorete)
Passiamo ora a configurarci il file chiamato locale.gen; editiamolo e scorriamo la lista delle voci fino ad arrivare alle uniche due che sono decommentate: en_US.utf8 e en_US. Commentiamo quest'ultime e scendiamo fino ad arrivare alla sezione contenente le specifiche per la lingua italiana dove dovremo andare a decommentare le seguenti righe:
it_IT.utf8 it_IT it_IT@euro
Di nuovo, salviamo le modifiche ed usciamo dall'editor.
Questi file, al momento, non necessitano di configurazioni aggiuntive a meno che non abbiate esigenze particolari come, ad esempio, una directory dedicata alla cache dei pacchetti scaricati.
Passiamo quindi oltre senza modificare nulla ed andiamoci quindi ad editare il file mirror.list; qui decommentiamo il mirror che preferiamo utilizzare per effettuare il download dei pacchetti, come ad esempio il server ufficiale in FTP.
Importante e rispettoso: cerchiamo di non sfruttare il server http che Arch ci mette a disposizione per l'utilizzo con pacman, intaseremmo inutilmente il server ad altri utenti che stanno visualizzando i pacchetti via web.
A questo punto ciò che dovremo andare a fare è impostare la nostra segretissima password di root. Fatto ciò, selezioniamo l'ultima voce del menu: DONE.
E' ora importante prestare attenzione mentre il sistema accetta ed installa la configurazione effettuata per assicurarci che tutto vada per il meglio e che non ci siano segnalazioni da parte del sistema.
Alla fine del processo che abbiamo avviato al termine dell'ultimo passaggio, ci troveremo nuovamente davanti all'installer per installare il bootloader. Ci verrà proposto di installare grub. Procedendo, verremo avvertiti che è necessario configurarlo; si aprirà quindi automaticamente il file per poter essere revisionato. Se abbiamo un solo disco rigido con una sola partizione avviabile, (sda2) probabilmente, la configurazione proposta dal sistema andrà gia bene. Se così non fosse, dovremo modificare sotto il giusto titolo la voce "root". Ad esempio:
root (hd0,1)
La riga riportata sopra indica che il filsistem di root (/) si trova sul primo disco (hd0 = /dev/sda) e che è contenuto nella seconda partizione (1 = /dev/sda2). Se il filesystem fosse stato all'interno della prima partizione, avremmo dovuto sostituire la riga vista in precedenza con: root (hd0,0); ancora, se il sistema si trovasse nella terza partizione, sarebbe stato root (hd0,2) e così via.
N.B.: se si sta seguendo questa guida alla lettera, usciamo dalla configurazione senza modificare alcunchè in quanto la configurazione proposta andrà già bene così com'è.
Ci verrà chiesto a questo punto su quale disco o partizione intendiamo salvare il bootloader. Scegliamo sda, ossia indichiamogli di installare il boot loader sul master boot record del primo hard-disk.
Possiamo ora terminare questa fase dell'installazione effettuando un reboot della macchina senza dimenticarci, al successivo riavvio, di estrarre l'eventuale CD-ROM col quale abbiamo effettuato l'installazione.
Se l'installazione che abbiamo realizzato è stata effettuata via Internet, il sistema sarà già aggiornato, in caso contrario dovremo necessariamente provvedere ad un upgrade.
Appena terminata la fase di riavvio, andiamo ad effettuare login come root e, se abbiamo correttamente configurato la rete in fase d'installazione, dovremmo trovarci già connessi ad Internet; lanciamo quindi come prima cosa il comando che ci permetterà di effettuare un aggiornamento generale del sistema e dei vari repository:
pacman -Syu [INVIO]
Il sistema ci avviserà a questo punto che prima di procedere con l'aggiornamento è necessario effettuare l'upgrade del programma stesso (il Package Manager, pacman). Dando il consenso, il sistema interromperà l'operazione corrente per aggiornare pacman.
Fatto ciò, andiamo a rilanciare il comando visto appena sopra.
Ci verranno a questo punto poste alcune domande alle quali risponderemo sempre di si, sostituendo tutto.
Una volta terminato l'aggiornamento "globale", prima di continuare la configurazione del nostro sistema, procediamo all'installazione dei pacchetti che ci permetteranno di avere un ambiente desktop completo con LXDE, tutti gli strumenti di base ed anche qualcosa in più.
La lista di seguito riportata è pensata per poter girare comodamente anche su computer meno prestanti, sono tutti programmi fondamentali e leggeri.Anche se al termine dell'installazione dei pacchetti ci ritroveremo con alcuni pacchetti di dipendenze per KDE e GNOME, il sistema resterà comunque molto leggero e snello. I pacchetti presenti nell'elenco seguente sono soggetti a variazioni, cambi di nome o rimozione dei pacchetti stessi, quindi, non preoccupatevi se durante il processo d'installazione di questi ultimi, vi accorgete che qualcuno manca dal server/repository o se sono disponibili nuove dipendenze. Se ci accorgiamo che mancano delle dipendenze, queste andranno installate e se il pacchetto non è piu esistente, dovremo provvedere a cercare un suo sostituto. Nel momento della stesura di questo articolo i pacchetti sono tutti presenti; unica mancanza notata è minitube: si tratta di un programma particolarmente leggero che non usa le librerie di Adobe Flash, notoriamente pesanti, e gradevole da usare per visualizzare i filmati di "Youtube", ma possiamo sempre reperirlo e pacchettizzarcelo da soli. Sottolineo che molti pacchetti che troverete in elenco sono stati selezionati appositamente per far funzionare sia minitube che VLC in maniera corretta.
Il comando da anteporre al nome del pacchetto per procedere all'installazione è:
pacman -S nome_pacchetto_da_installare [INVIO]
I pacchetti privi di commento sono per lo più dipendenze di programmi e/o altre librerie. Se vediamo "nuove" dipendenze, valutiamole ed eventualmente installiamole.
Installate "tutti" questi pacchetti in quanto, ad esempio, sebbene Mplayer non serva perché abbiamo già VLC, alcuni plugin che utilizza Mplayer vengono usati anche da VLC. Ripeto: Installate tutti questi pacchetti senza preoccuparvi se qualcuno di essi fosse stato già presente con l'installazione di base o come dipendenza di un altro programma e, se non presente nel repository cerchiamo un suo sostituto.
Al termine di questo passaggio avremo un sistema desktop piuttosto completo, con LXDE e tutti gli strumenti necessari per navigare il WEB, ascoltare musica, visualizzare video, masterizzare, elaborare documenti e molto altro!
E' giunto a questo punto il momento di configurare opportunamente il nostro sistema appena installato in modo da renderlo usabile e personalizzato. Iniziamo dal seguente file:
Questo file, letto durante la fase d'avvio del sistema, imposta alcuni valori fondamentali; ci permetterà ad esempio di configurare propriamente la rete in maniera definitiva. Useremo un menu interattivo che ci darà modo di scegliere, sempre durante l'avvio, il profilo di rete che decidiamo di utilizzare. In seguito, dovremo aggiungere i demoni/servizi da far partire in fase di start-up. Editiamo quindi tale file modificandolo come mostrato di seguito e commentando la voci relative alla configurazione della rete dato che non ci serviranno più perchè a far tutto ci penserà per noi il programma netcfg:
#Static IP example #eth0="eth0 192.168.1.51 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.1.255" #eth1="eth1 192.168.1.48 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.1.255" #eth1="eth1:0 192.168.50.6 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.50.255" #eth0="dhcp" #eth1="dhcp" #INTERFACES=(lo eth1) # Routes to start at boot-up (in this order) # Declare each route then list in ROUTES # - prefix an entry in ROUTES with a ! to disable it #gateway="default gw 192.168.50.1" #gateway="default gw 27.236.121.36" (ufficio) #ROUTES=(gateway)
Una volta commentate le voci sopra riportate scendiamo più in basso ed andiamo a decommentare e modificare la voce Networks da main in menu:
# Enable these network profiles at boot-up. These are only useful # if you happen to need multiple network configurations (ie, laptop users) # - set to 'menu' to present a menu during boot-up (dialog package required) # - prefix an entry with a ! to disable it # # Network profiles are found in /etc/network.d # # This now requires the netcfg package # NETWORKS=(menu)
Ora è il momento di aggiungere tutti i demoni che intendiamo attivare. Per farlo, portiamoci all'ultima riga e, rispettando l'ordine d'avvio, inseriamo:
# DAEMONS # ----------------------------------------------------------------------- # # Daemons to start at boot-up (in this order) # - prefix a daemon with a ! to disable it # - prefix a daemon with a @ to start it up in the background # DAEMONS=(syslog-ng hal !network net-profiles nfs-common netfs nfs-server crond wicd sshd alsa cups slim @openvpn)
Come potete notare dovremo inserire un punto esclamativo per disabilitare network in quanto c'è netcfg al suo posto.
Se avete o intendete configurare una connessione VPN (con OpenVPN') potete inserire l'avvio del demone in questione preceduto da una "@" per far si che giri in bakground. Se non inseriamo la "@" e l'avvio della VPN non riuscirà, bisognerà attendere un paio minuti, in fase di bootstrap, affinchè il demone vada in timeout.
Chiaramente, se non intendiamo avvalerci di un server VPN, non inseriamo la voce relativa all'avvio del demone.
A questo punto, andiamo a generare i profili di rete che intendiamo utilizzare. Per far ciò, spostiamoci all'interno della directory /etc/network.d:
# cd /etc/network.d [INVIO]
Andiamo ora a generarci un file vuoto:
# nano net-ufficio [INVIO]
All'interno di questo file, andiamo ad inserire le seguenti linee di configurazione in accordo con i vostri parametri:
CONNECTION="ethernet-iproute"
DESCRIPTION="connessione-statica-di-classe-c"
INTERFACE="eth1"
IP="static"
ADDR="192.168.1.48"
GATEWAY="192.168.1.1"
DNS=("208.67.222.222" "altro-dns xxx" "altro-dns xxx")
Riepilogo dell'ultimo passaggio:
Salviamo il file ed usciamo dall'editor.
Sarà in seguito possibile creare un profilo di rete come illustrato precedentemente per ogni specifica esigenza che avremo. Questa possibilità che la nostra "Arch" ci offre potrebbe tornare utile, ad esempio, nel caso in cui avessimo l'esigenza di spostarci spesso col nostro portatile a casa di un amico o in azienda. In questo modo potremo avere sempre a portata di mano le differenti configurazioni di rete da utilizzare al bisogno: "Arch" ci chiederà di scegliere la configurazione da attivare in fase di avvio o ogni volta che decideremo noi, semplicemente lanciando da un terminale netcfg-menu.
Naturalmente, se non si ha bisogno di avere differenti configurazioni di rete, lasciamo attivo un solo profilo che chiameremo main ed inseriamo nel file rc.conf, nella sezione networks, la voce main anziche menu per non visualizzare la lista delle reti che non abbiamo, durante il bootstrap.
Il comando
# netcfg -a [INVIO]
Disattiva i profili attualmente in uso. Se avete configurato manualmente un'interfaccia che non compare nei profili, non verrà disattivata.
# netcfg-menu [INVIO]
Con questo comando sarà possibile avviare uno dei profili generati. Quando un profilo viene caricato il sistema configurerà l'interfaccia di rete generando il giusto instradamento verso il gateway e riscrivendo il resolv.conf con gli indirizzi DNS che abbiamo precedentemente impostato nel relativo profilo.
Il file resolv.conf viene sempre sovrascritto da netcfg, wicd (i due network manager che abbiamo installato) e da dhcpcd. Se decidete di non usare i network manager (cosa che personalmente sconsiglio) e avete effettuato una configurazione manuale nel file rc.conf, vi potrebbe tornare utile istruire il dhcpcd usato da wicd in modo che quando ci si connette dinamicamente con il wi-fi', il file resolv.conf non venga sovrascritto ogni volta; per far ciò è possibile aggiungere alla fine del file /etc/dhcpcd.conf la riga seguente:
... nohook resolv.conf ...
Se durante l'inizializzazione della rete riceviamo un errore di file non trovato nella directory /var/run/network/suspend, è dovuto al fatto che quest'ultima non è presente. In questo caso sarà necessario procedere con la sua creazione come segue:
# mkdir /var/run/network/suspend [INVIO]
Per poter comunicare con due sottoreti differenti (come gateway e rete LAN), sarà necessario disporre di due indirizzi IP differenti attraverso i quali il nostro computer possa comunicare (se non stiamo utilizzando un router interno alla LAN). Se si dispone di due schede di rete non c'è alcun problema ma, se ne abbiamo una soltanto, dobbiamo necessariamente generarne una virtuale. Di seguito un esempio di come sia possibile fare, in modo che un solo profilo attivi due (o più) interfacce anche se è presente una sola:
CONNECTION="ethernet"
DESCRIPTION="doppia connessione statica classe c"
INTERFACE="eth0"
IP="static"
IFOPTS="192.168.1.48 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.1.255"
DNS=("il vostr dns" "dns secondario" "terzo dns")
POST_UP="sleep 5; ifconfig eth0:0 192.168.50.7 2>/dev/null; route add default gw 192.168.50.1 2>/dev/null;"
Ricordiamoci sempre di aggiustare i parametri in base alla nostra personale configurazione di rete.
Quando lo script verrà eseguito, verranno attivate sia la scheda eth0 che la eth0:0; la NIC eth0:0 sarà la nostra interfaccia di rete virtuale. Il comando:
# ifconfig -a [INVIO]
... ci stamperà a schermo l'attuale configurazione delle schede ethernet permettendoci di verificare cosa abbiamo fatto.
Questo file istruisce il sistema circa i filesystem presenti nel sistema ed i relativi mount point. Dovremo quindi configurare la tabella in accordo con le nostre esigenze; per visualizzare la tabella:
# nano /etc/fstab [INVIO]
Un esempio di tale file sarà:
# /etc/fstab: static file system information # # <file system> <dir> <type> <options> <dump> <pass> # Per i filesistem virtuali in RAM: none /dev/pts devpts defaults 0 0 none /dev/shm tmpfs defaults 0 0 # Per i CD, DVD e floppy-disk: #/dev/cdrom /media/cd auto ro,user,noauto,unhide 0 0 /dev/dvd /media/dvd auto ro,user,noauto,unhide 0 0 #/dev/fd0 /media/fl auto user,noauto 0 0 # Per il sistema: /dev/sda1 swap swap defaults 0 0 /dev/sda2 / reiserfs defaults 0 1 /dev/sda3 /home reiserfs defaults 0 1 # Periferiche di archiviazione USB: /dev/sdb1 /mnt/usb auto noauto,users,rw,umask=000 0 0 /dev/sdb2 /mnt/usb1 auto noauto,users,rw,umask=000 0 0 /dev/sdc1 /mnt/usb2 auto noauto,users,rw,umask=000 0 0 /dev/sdc2 /mnt/usb3 auto noauto,users,rw,umask=000 0 0 # Server NFS: na1:/mnt/hd1 /mnt/NFS/hd1 nfs noauto,users,rw 0 0 na1:/mnt/hd2 /mnt/NFS/hd2 nfs noauto,users,rw 0 0 na1:/mnt/hd3 /mnt/NFS/hd3 nfs noauto,users,rw 0 0
Importante: assicuriamoci di creare tutte le directory destinate al montaggio dei dispositivi che non sono presenti nel sistema e che abbiamo nominato nel file /etc/fstab.
Come si può evincere dalla tabella, abbiamo abilitato le righe riguardanti il supporto DVD ed aggiunto i punti d'innesto per i supporti floppy disk ed USB. Se oltre a ciò, abbiamo anche intenzione di avvalerci di archivi NFS precedentemente esportati e configurati da un server, possiamo per chiarezza e semplicità, andarci a creare i relativi punti di montaggio come illustrato nell'esempio che segue all'interno della directory che riteniamo più adeguata (/mnt).
Creiamo le directory dove intendiamo montare i dispositivi USB:
# cd /mnt/ [INVIO]
# mkdir usb [INVIO]
# mkdir usb1 [INVIO]
# mkdir usb2 [INVIO]
# mkdir usb3 [INVIO]
Andiamo adesso a crearci, sempre all'interno di /mnt, la directory dove innestare gli archivi NFS:
# mkdir NFS [INVIO]
... spostiamoci al suo interno:
# cd NFS/ [INVIO]
... e per fare ordine, creiamo una directory di montaggio per ogni hard-disk remoto che abbiamo a disposizione:
# mkdir hd1 [INVIO]
# mkdir hd2 [INVIO]
# mkdir hd3 [INVIO]
Passiamo ora a configurare a dovere il file /etc/hosts.deny. Se siete all'interno di una sottorete protetta da firewall commentate l'unica regola che troviamo in quanto, quest'ultima, nega l'accesso a tutti e tutto. Se al contrario decidiamo di lasciarla attiva, provvediamo ad aggiungere tutte le necessarie regole di accesso per gli host remoti nel file /etc/hosts.allow ai quali vorremmo dare accesso.
Questo file contiene una lista di tutti gli host della nostra rete completi di ndirizzo IP, nome di dominio ed eventuale alias. Ecco un esempio del file in questione:
# Per il loopback 127.0.0.1 localhost # Server: 192.168.1.110 server.lab server 192.168.1.124 archivio.lab archivio # Nodi: 192.168.1.101 n1.lab n1 192.168.1.102 n2.lab n2 192.168.1.103 n3.lab n3 192.168.1.104 n4.lab n4 192.168.1.105 n5.lab n5 192.168.1.106 n6.lab n6 192.168.1.48 a1000.lab a1000
Una soluzione rapida potrebbe essere crearne uno completo di tutto e copiarlo via rete su tutte le macchine interessate.
Se intendiamo utilizzare il sistema anche come server NFS (visto che in precedenza abbiamo configurato l'avvio di tale server nel file rc.conf) dovremo andare ad inserire le voci che ci interessano specificando nell'ordine:
Ad esempio, inserendo questa riga nel file, sarà possibile esportare la propria home in lettura e scrittura a tutti gli host presenti nel dominio:
/home *.*(rw,no_subtree_check,sync,fsid=0,nohide)
... oppure:
/home 0.0.0.0/0.0.0.0(rw,no_subtree_check,sync,fsid=0,nohide)
Altro esempio di come poter esportare ad un solo host la directory /home è il seguente:
/home 192.168.1.35(rw,no_subtree_check,sync,fsid=0,nohide)
Questo file ci permette di configurare il login manager.
Scendendo in fondo al file, decommentiamo la voce riguardante Slim, il login manager installato precedentemente e commentiamo quella di default.
Anche se il file ce ne da la possibilità, non impostiamo l'avvio del sistema grafico da qua modificando il runlevel di default in quanto verrà lanciato come demone; lasciamo quindi impostato a 3 il default init. Ecco un esempio di come dovrebbe essere il file:
## Only one of the following two lines can be uncommented! # Boot to console id:3:initdefault: # Boot to X11 #id:5:initdefault: rc::sysinit:/etc/rc.sysinit rs:S1:wait:/etc/rc.single rm:2345:wait:/etc/rc.multi rh:06:wait:/etc/rc.shutdown su:S:wait:/sbin/sulogin -p # -8 options fixes umlauts problem on login c1:2345:respawn:/sbin/agetty -8 38400 tty1 linux c2:2345:respawn:/sbin/agetty -8 38400 tty2 linux c3:2345:respawn:/sbin/agetty -8 38400 tty3 linux c4:2345:respawn:/sbin/agetty -8 38400 tty4 linux c5:2345:respawn:/sbin/agetty -8 38400 tty5 linux c6:2345:respawn:/sbin/agetty -8 38400 tty6 linux ca::ctrlaltdel:/sbin/shutdown -t3 -r now # Example lines for starting a login manager #x:5:respawn:/usr/bin/xdm -nodaemon #x:5:respawn:/usr/sbin/gdm -nodaemon #x:5:respawn:/usr/bin/kdm -nodaemon x:5:respawn:/usr/bin/slim >& /dev/null # End of file
Ora se non lo abbiamo gia fatto aggiungiamo al file '''/etc/pacman.d/mirrorlist''' i nostri repository di fiducia.
Modifichiamo una regola di udev in modo da permettere il corretto funzionamento della tastiera, cioè il riconoscimento del layout. Per fare ciò, spostiamoci all'interno della directory /etc/X11/xorg.conf.d/ ed editiamo il file 10-evdev.conf aggiungendo il codice in neretto come mostrato di seguito:
# Catchall classes for input devices
# We don't simply match on any device since that also adds accelerometers
# and other devices that we don't really want to use. The list below
# matches everything but joysticks.
Section "InputClass"
Identifier "evdev pointer catchall"
MatchIsPointer "on"
MatchDevicePath "/dev/input/event*"
Driver "evdev"
EndSection
Section "InputClass"
Identifier "evdev keyboard catchall"
MatchIsKeyboard "on"
MatchDevicePath "/dev/input/event*"
Driver "evdev"
Option "XkbLayout" "it"
EndSection
Section "InputClass"
Identifier "evdev touchpad catchall"
MatchIsTouchpad "on"
MatchDevicePath "/dev/input/event*"
Driver "evdev"
EndSection
Section "InputClass"
Identifier "evdev tablet catchall"
MatchIsTablet "on"
MatchDevicePath "/dev/input/event*"
Driver "evdev"
EndSection
Section "InputClass"
Identifier "evdev touchscreen catchall"
MatchIsTouchscreen "on"
MatchDevicePath "/dev/input/event*"
Driver "evdev"
EndSection
La directory xorg.conf.d/ all' interno di /etc/X11/ e il file 10-evdev.conf sono presenti solo se il sistema è stato aggiornato.
Andiamo ora a crearci una regola per HAL in modo da permettere il corretto funzianamento della tastiera. Per far ciò, spostiamoci all'interno della directory /etc/hal/fdi/policy/:
# cd /etc/hal/fdi/policy/ [INVIO]
... e creiamo al suo interno un nuovo file chiamato 10-x11-input.fdi:
nano 10-x11-input.fdi [INVIO]
... dove andremo a copiare il listato di regole seguenti:
<deviceinfo version="0.2">
<device>
<match key="info.capabilities" contains="input.keys">
<merge key="input.xkb.layout" type="string">it</merge>
<merge key="input.xkb.variant" type="string">nodeadkeys</merge>
</match>
</device>
</deviceinfo>
Al login sul sistema Slim (il nostro login-manager), avvierà il sistema grafico e il file che andremo adesso a generare, serve a X per avviare in maniera corretta il sistema grafico con LXDE; per fare ciò, possiamo copiarne un modello da /etc/skel/.xinitrc in questo modo:
# cp /etc/skel/.xinitrc /root/ [INVIO]
... lo editiamo:
# nano /root/.xinitrc [INVIO]
... e subito dopo le 4 righe di intestazione andiamo ad inserire:
exec ck-launch-session startlxde
A questo punto, il file dovrebbe apparire come segue:
#!/bin/sh # # ~/.xinitrc # # Executed by startx (run your window manager from here) # exec gnome-session # exec startkde # exec startxfce4 # ...or the Window Manager of your choice exec ck-launch-session startlxde
Salviamo e usciamo.
Per verificare che tutto sia stato fatto correttamente, possiamo procedere con un reboot del sistema.
Se tutto è andato per il verso giusto e non abbiamo commesso sbagli, non dovremmo leggere molti messaggi di errore; si avvierà in modalita grafica e possiamo ora effettuare il login come utente root. Una volta che ci verrà presentato il desktop, andiamoci subito a cercare nel menu di sistema (sezione "Accessori") il programma per l'accesso alla console e prepariamoci ad effettuare gli ultimi importanti passaggi.
L'installazione dei driver video corretti, ci permetteranno di ottenere le prestazioni massime delle quali è capace la nostra scheda video, che sia ATI, Nvidia, SiS o altra. Se non siamo sicuri di quale scheda sia equipaggiato il nostro PC, procediamo effettuando la seguente verifica:
# lspci [INVIO]
Il comando impartito, stamperà a schermo la lista di tutte le periferiche PCI presenti nel nostro sistema. Per stabilire quale sia il driver appropriato alla nostra scheda video, analizziamo la riga che riporta qualcosa del tipo:
... 03:09.0 VGA compatible controller: nVidia Corporation NVxx [GeForce GT9800] (rev xx) ...
La riga di esempio appena sopra riportata, indica che la scheda in questione è una "Nvidia" "GT9800", ad esempio.
Per visualizzare un elenco dei driver pacchettizzati disponibili da installare, effettuiamo una ricerca con pacman nel modo seguente:
# pacman -Ss xf86-video [INVIO]
Installiamoci a questo punto il pacchetto contenente il driver appropriato per la nostra scheda video con:
# pacman -S xf86-video-xxxxx [INVIO]
(dove xxxxx sostituisce il nome della scheda, chiaramente).
Di seguito, troviamo la lista di alcuni pacchetti dei quali sarebbe opportuno leggere accuratamente la descrizione in quanto dovremmo installarne uno solo: quello adatto.
N.B.: i driver, sono i pacchetti il cui nome viene preceduto da xf86-video-xxxxx, gli altri sono librerie (rendering video, accelerazione grafica ecc. ecc.).
Se installiamo driver Nvidia, ricordiamoci di lanciare anche lo script che genererà automaticamente il file xorg.conf adeguato alle impostazioni che tali schede richiedono:
# nvidia-xconfig [INVIO]
Se abbiamo un notebook è probabile che esista un pacchetto dedicato al nostro modello che ci permetta di far funzionare o attivare funzionalità specifiche . Un paio di pacchetti utili potrebbero essere ad esempio:
Per verificare se la scheda audio ed il relativo mixer funzionano, lanciamo da console il programma alsamixer:
# alsamixer [INVIO]
Impostiamo i settaggi del mixer in maniera opportuna; con la combinazione di tasti [CTRL] + [I] possiamo visualizzare i canali in ingresso, mentre con [Esc] possiamo uscire dalla schermata e ritornare alla linea di comando.
In caso di problemi circa il riconoscimento della scheda audio, possiamo lanciare alsaconf e seguiamo le brevi istruzioni che ci presenterà a schermo.
Una volta stabiliti i livelli audio, possiamo salvarli definitivamente con il comando:
# alsactl store [INVIO]
Apriamo wicd, e lanciamo dei refresh per vedere se la nostra rete wifi viene trovata. Se viene trovata impostiamo, sul tasto propietà relativo, i parametri necessari, cioè se usare il dhcp o usare una configurazione statica, i dns, il tipo di criptazione se c'è e la passfrase. In caso la nostra scheda non trovi reti wirless, per prima cosa assicuriamoci di aver premuto il tasto per l' accensione hardware della scheda wifi di solito presente sui portatili. Poi controlliamo le impostazioni di wicd riguardo i device da utilizzare per assicurarci che rispecchino la realtà.
Per controlllare il nome del device wifi lanciamo :
# iwconfig [INVIO]
Possiamo eseguire lo scan delle reti wirless presenti direttamente da shell:
# iwlist wlan0 scan [INVIO]
Naturalmente dovremo sostituire "wlan0" con il nome del nostro device wifi, (eth0,eth1,wlan1 ecc ecc).
Ora che abbiamo eseguito lo scan dovremmo conoscere, grazie al suo risultato, il nome SSID della rete wireless disponibile e se usa o no una criptazione. Nel caso in cui la rete implementi un quache tipo di criptazione, dovremo procedere istruendo correttamente wpa_supplicant riguardo al tipo di criptazione (WEP o WPA/2), potremo specificare un SSID (nome della rete) e inserire la passfrase o la relativa chiave di accesso.
Per far ciò la prima cosa da fare è rinominare il file di configurazione wpa_supplicant.conf:
# mv /etc/wpa_supplicant.conf /etc/wpa_supplicat.conf-originale [INVIO]
Procediamo con la creazione del file di configurazione di wpa_supplicant:
# nano /etc/wpa_supplicat.conf [INVIO]
Qui possiamo scegliere se avere una configurazione statica, cioè un file da noi creato e aggiornato con le informazioni necessarie a connetterci alla nostra rete, oppure possiamo far generare automaticamente, di volta in volta che ci connettiamo il file, con le giuste configurazioni passate in maniera grafica tramite wicd.
Esempio di configurazione statica di wpa_supplicant.conf con chiave precondivisa o parolachiave:
# allow frontend (e.g., wpa_cli) to be used by all users in 'wheel' group
ctrl_interface=DIR=/var/run/wpa_supplicant GROUP=wheel
#
# home network; allow all valid ciphers
network={
ssid="inserite-il-nome-della-rete-wifi"
key_mgmt=WPA-PSK
psk="inserite-la-passwd"
}
Copiate la configurazione sopra riportata nel file, inserite il giusto SSID rispettando maiuscole e caratteri speciali, scegliete il tipo di criptazione e inserite la parola chiave.
Esempio di configurazione dinamica, copiate queste tre righe nel file. Qui la "parolachiave" il nome dell' SSID e il tipo di criptazione li inseriamo direttamente tramite l'interfaccia grafica di wicd.
ctrl_interface=/var/run/wpa_supplicant ctrl_interface_group=network update_config=1
Ora possiamo Connetterci alla nostra rete wifi premendo il tasto di connessione su wicd, noteremo che in basso ci segnalerà l' operazione in corso, come attivazione dell' interfaccia, generazione del wpa_supplicant.conf, verifica dell' autenticazione e se abbiamo una configurazione dinamica ci verra assegnato un indirizzo ip.
Nota: Adesso che siamo connessi non scordiamoci di lanciare una connessione pppoe se ci troviamo su un "modem router".
Controlliamo se i parametri per la connessione sono giusti con i seguenti comandi:
# ifconfig [INVIO]
Per verificare il giusto indirizzo assegnatoci.
# cat /etc/resolv.conf [INVIO]
Per controllare la presenza dei giusti server dns.
# route -n [INVIO]
Per verificare la presenza del giusto instradamento.
Sistemiamo i moduli dell' audio o del wifi se non funzionano, installiamo il driver per la stampante ecc ecc. Se avete problemi di questo tipo potete cercare in intrenet possibili soluzioni su come installare i vari driver necessari su arch, oppure chiedete aiuto sul forum di "Baseinformatica".
OK, dopo tanto sacrificio, il nostro computer è finalmente funzionante. Ciò che ci rimane da fare è aggiungere tanti utenti, quante sono le persone/entità che dovranno avere accesso (sia locale che remoto) al sistema. Per aggiungere utenti, ci appoggeremo al comando adduser in questo modo:
# adduser [INVIO]
Diamo a questo punto un nome all'utente che stiamo creando poi, alle successive domande che il terminale ci porrà, possiamo dare [INVIO] per accettare le impostazioni di default nel caso non avessimo bisogno di specifiche opzioni; accettiamo la configurazione creata per l'utente ed immettiamo una password ripetendola due volte.
Una volta creati gli utenti, andiamo a copiare i file di configurazione necessari (ad esempio .xinitrc):
# cp /root/.xinitrc /home/nomeutente/ [INVIO]
... e non ci dimentichiamo di rendere il file di propietà dell'utente che ne dovrà beneficiare:
# chown nomeutente:users /home/nomeutente/.xinitrc [INVIO]
Provvediamo quindi a dargli i permessi adeguati utilizzando gpasswd come descritto sotto (per assegnare i vari gruppi ai quali può appartenere l'utente):
# gpasswd -a nomeutente nomegruppo (per aggiungere un utente a un gruppo) # gpasswd -d nomeutente nomegruppo (per rimuovere un utente da un gruppo)
In alternativa a quanto esposto sopra, possiamo editare il file /etc/group e modificarlo in base alle nostre necessità.
Alcuni dei gruppi che potrebbero essere assegnati ad un utente (sempre in base alle operazioni che l'utente dovrà essere abilitato a svolgere nel sistema) sono:
N.B.: restrizioni troppo vincolanti potrebbero non permettere al normale utente l'utilizzo di alcuni dispositivi hardware (ad esempio CD-ROM, scheda audio, scanner ecc. ecc.) o l'accesso ad alcuni file, mentre essere troppo permissivi potrebbe voler dire dover mettere mano al sistema e riaggiustare ciò che lo sventurato utilizzatore ha danneggiato.
Procediamo adesso con la configurazione del menu di sistema di LXDE in modo da poter aggiungere, togliere o spostare le voci che vogliamo trovarci in quest'ultimo.
Per aggiungere un'applicazione al menu di LXDE, dobbiamo creare un file che abbia estensione .desktop e copiarlo nella directory /usr/share/applications. Il file, dovrà essere nominato col nome relativo all'applicazione da aggiungere prima dell'estensione, come indicato di seguito dal neretto:
# nano /usr/share/applications/nome_applicazione.desktop [INVIO]
All'interno del file appena creato, andremo a scrivere le righe riportate sotto ponendo attenzione al modificare i parametri in neretto in maniera opportuna:
[Desktop Entry] Name=nome_programma Exec=comando_da_terminale Icon=icona_scelta_per_la_visualizzazione Categories=categoria_del_programma Comment=commento_che_decidiamo_di_inserire Terminal=false Type=Application StartupNotify=true
N.B.: le voci comando_da_terminale e icona_scelta_per_la_visualizzazione vanno sostituiti con il relativo percorso assoluto del comando e dell'icona che abbiamo scelto. La voce categoria_del_programma dovrà corrispondere alla opportuna sezione del menu tenendo in considerazione che le possibilità sono le seguenti:
Di default, le icone, verranno cercate in specifici percorsi; le icone dei programmi installati tramite archivi di codice sorgente (se ne abbiamo), verranno cercate nel path:
# /usr/local/share/pixmaps/nome_programma
Le icone dei programmi installati tramite pacchetti, verranno invece cercate nel percorso:
# /usr/share/pixmaps/nome_programma
Possiamo quindi aggiungere nuove icone copiandole in questi percorsi. Alcune estensioni che indicano la tipologia di file supportato come icona possono essere: .png, .xpm, .svg ed altre.
Se decidiamo di non voler visualizzare alcune specifiche voci nel menu di LXDE, possiamo aggiungere, al corrispondente file di configurazione, la seguente opzione:
NoDisplay=true
In modo che il file si presenti come il seguente:
[Desktop Entry] NoDisplay=true Version=1.0 Name=Avahi VNC Server Browser Name[it]=Browser avahi per i server VNC Comment=Browse for Zeroconf-enabled VNC Servers Comment[it]=Browser per i server VNC Zeroconf-enabled Exec=/usr/bin/bvnc Terminal=false Type=Application Icon=network-wired Categories=GNOME;Network; StartupNotify=false GenericName=
In neretto, l'opzione per nascondere. Non appena usciti dall'editor, avendo salvato le modifiche apportate, la voce relativa sparirà dal menu di LXDE (in alcuni casi sarà necessario attendere fino al successivo riavvio della macchina).
Per conconfigurare l'aspetto che vogliamo dare al nostro nuovo fiammante desktop manager LXDE, dovremo fare un clic col tasto destro del mouse in una zona libera di quest'ultimo e selezionare la voce Impostazioni Desktop. Da qui scegliamo nella linguetta Desktop, la voce mostra menu del window manager al click sul desktop, quindi sceglieremo OK; dopodiché, al successivo click col tasto destro del mouse ci apparira nel menù la voce Window Management Settings. Selezionando questa voce, potremo configurare i nostri desktop. Finito di configurare possiamo scegliere sempre col tasto destro del mouse sul desktop la voce Desktop settings, riprendere la linguetta Desktop e deselezionare la voce mostra menu del window manager al click sul desktop.
Passiamo a questo punto ad impostare la barra delle applicazioni aggiungendovi i programmi che utilizziamo più frequentemente. Per farlo dovremo cliccare col tasto destro del mouse sulla barra e scegliere aggiungi/rimuovi elementi dal pannello, quindi andremo a selezionare la voce barra avvio applicazioni che dovrebbe essere presente nella lista e premiamo il tasto modifica. Ora siamo pronti ad aggiungere o rimuovere i programmi dalla barra grazie alle due liste con i programmi presenti e quelli disponibili. Tramite gli appositi pulsanti possiamo riordinarli e quindi chiudere le due finistre.
Qui possiamo raffinare ulteriormente la configurazione personalizzando ancor più nel dettaglio il sistema.
Se ad esempio disponiamo di un soft-modem analogico ATI o simili, i pacchetti ai quali appoggiarci per farlo funzionare sono:
Poi ricordiamoci di inserire nell' rc.conf l' avvio del relativo demone alsa-slmodem
Se disponiamo di un server VPN a cui collegarci come client, dovremo crearci la cartella /var/run/openvpn procedendo così:
# mkdir /var/run/openvpn [INVIO]
Ciò servirà per il pid generato dal client openvpn.
Andiamo ora ad impostare in maniera adeguata il corrispondente file di configurazione nella directory /etc/openvpn/openvpn.conf-example salvandolo sotto diverso nome (openvpn.conf, ad esempio) o copiandocelo via rete da un altro client aggiustandolo in modo che la configurazione rispecchi la corretta impostazione. Procediamo poi con la copia delle 4 chiavi nella directory /etc/openvpn/keys o dove indicato nel file openvpn.conf se abbiamo specificato un path differente. Diamo quindi i giusti permessi alla cartella contenente le chiavi (/etc/openvpn/keys) con:
# chmod 700 /etc/openvpn/keys/ [INVIO]
Se disponiamo di una stringa per un prompt personalizzato, per poterlo utilizzare, sarà sufficiente copiarlo all'interno del file etc/profile. Ad esempio:
#
# /etc/profile
#
# This file is intended to be used for ALL common
# Bourne-compatible shells. Shell specifics should be
# handled in /etc/profile.$SHELL where $SHELL is the name
# of the binary being run (discounting symlinks)
#
# Sections taken from SuSe's /etc/profile
# Note the explicit use of 'test' to cover all bases
# and potentially incompatible shells
#Determine our shell without using $SHELL, which may lie
shell="sh"
if test -f /proc/mounts; then
case $(/bin/ls -l /proc/$$/exe) in
*bash) shell=bash ;;
*dash) shell=dash ;;
*ash) shell=ash ;;
*ksh) shell=ksh ;;
*zsh) shell=zsh ;;
esac
fi
# Load shell specific profile settings
test -f "/etc/profile.$shell" && . "/etc/profile.$shell"
#Set our umask
umask 022
# Set our default path
PATH="/bin:/usr/bin:/sbin:/usr/sbin"
export PATH
# Export default pkg-config path
PKG_CONFIG_PATH="/usr/lib/pkgconfig"
export PKG_CONFIG_PATH
# Some readline stuff that is fairly common
HISTSIZE=1000
HISTCONTROL="erasedups"
INPUTRC="/etc/inputrc"
LESS="-R"
export HISTSIZE HISTCONTROL INPUTRC LESS
# Load profiles from /etc/profile.d
if test -d /etc/profile.d/; then
for profile in /etc/profile.d/*.sh; do
test -x $profile && . $profile
done
unset profile
fi
# Termcap is outdated, old, and crusty, kill it.
unset TERMCAP
# Man is much better than us at figuring this out
unset MANPATH
export PS1="\[\e[36;1m\]\u@\[\e[32;1m\]\H:\w> \[\e[0m\]"
Quindi, è necessario generare il file di configurazione per poter caricare il profilo quando andremo ad aprire la console:
# cd /root [INVIO]
... poi:
# nano .bashrc [INVIO]
Ecco un file d'esempio:
#
# /etc/profile
#
# This file is intended to be used for ALL common
# Bourne-compatible shells. Shell specifics should be
# handled in /etc/profile.$SHELL where $SHELL is the name
# of the binary being run (discounting symlinks)
#
# Sections taken from SuSe's /etc/profile
# Note the explicit use of 'test' to cover all bases
# and potentially incompatible shells
#Determine our shell without using $SHELL, which may lie
shell="sh"
if test -f /proc/mounts; then
case $(/bin/ls -l /proc/$$/exe) in
*bash) shell=bash ;;
*dash) shell=dash ;;
*ash) shell=ash ;;
*ksh) shell=ksh ;;
*zsh) shell=zsh ;;
esac
fi
# Load shell specific profile settings
test -f "/etc/profile.$shell" && . "/etc/profile.$shell"
#Set our umask
umask 022
# Set our default path
PATH="/bin:/usr/bin:/sbin:/usr/sbin"
export PATH
# Export default pkg-config path
PKG_CONFIG_PATH="/usr/lib/pkgconfig"
export PKG_CONFIG_PATH
# Some readline stuff that is fairly common
HISTSIZE=1000
HISTCONTROL="erasedups"
INPUTRC="/etc/inputrc"
LESS="-R"
export HISTSIZE HISTCONTROL INPUTRC LESS
# Load profiles from /etc/profile.d
if test -d /etc/profile.d/; then
for profile in /etc/profile.d/*.sh; do
test -x $profile && . $profile
done
unset profile
fi
# Termcap is outdated, old, and crusty, kill it.
unset TERMCAP
# Man is much better than us at figuring this out
unset MANPATH
export PS1="\[\e[36;1m\]\u@\[\e[32;1m\]\H:\w> \[\e[0m\]"
Se desideriamo poter accedere a computer remoti (o viceversa se intendiamo dare accesso al computer locale da remoto), senza dover per forza digitare la password, possiamo procedere copiando nostra chiave pubblica in autorized_keys poi copiamo tutta la directory nascosta /root/.ssh dentro la directory /root della macchina remota a cui vogliamo dare l' accesso. Naturalmente se abbiamo già un nodo con a disposizione la giusta configurazione (cioè con la chiave pubblica dentro authorized_keys), non dovremo fare altro che copiare la directory .ssh nel nuovo pc appena installato dove vogliamo connetterci senza digitare la password. Esempio da eseguire su una delle macchine:
# cd /root [INVIO] # echo .ssh/id_rsa.pub >> .ssh/authorized_keys [INVIO]
Poi copiate l' intera cartella su tutti i nodi a cui volete accedere
# scp -R .ssh/ indirizzo-o-nome-della-macchina:/root
Tutti gli host potranno così effettuare login da utente root senza richiedere alcuna password.
By Pipi